LE DONNE DI MAKEDA

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SONIA

UNA GLOBETROTTER CON IL CUORE IN AFRICA (E UN DEBOLE PER IL CAFFE' ETIOPE)

Nata a Venezia nel ’66, l’anno dell’alluvione che ha quasi spazzato via la casa dei miei genitori… Sarà stato un segno del destino? Fatto sta che, un anno dopo, mi ritrovo catapultata in Etiopia, ad Addis Abeba. Da biondina con gli occhi azzurri a “diversa” in un batter d’occhio. All’inizio non parlavo più, avevo un blocco. Per fortuna mi sono ripresa alla grande, e l’Africa è diventata la mia casa. Profumi, sapori, tramonti… un vero paradiso!
Peccato che nel ’74 sia scoppiata la rivoluzione contro il Negus, così, mi hanno “spedita” in Italia, dai nonni. Un trauma! Avevo perso tutto: la mia casa, i miei amici, la mia Paoletta bionda come l’oro e il mio compagno di banco Annibale Job, nero come la pece e con gli occhi come fanali.

La vita è andata avanti, mi sono fatta nuovi amici, ma il mio cuore è rimasto in Africa; sognavo di tornare da medico, ma la dislessia (allora “poca voglia di studiare”, sigh!) mi ha “costretta” a laurearmi in lettere. “Beh – ho pensato – farò l’insegnante nelle missioni!”.
Ma i piani sono cambiati quando, al primo anno di università, ho incontrato un uomo bellissimo, con gli occhi azzurri. Tre anni dopo eravamo sposati e, uno dopo l’altro, sono arrivati quattro splendidi bambini.
Ero felice, ma sentivo che mancava qualcosa: la mia casa.

Finalmente, quando la più piccola ha compiuto 18 anni, abbiamo realizzato il nostro sogno: l’Egitto! E lì, appena ho messo piede fuori dall’aereo, ho capito: CASA!
La storia potrebbe finire qui, ma nel 2015 è arrivato un egiziano a sconvolgere la mia vita. Mi ha fatto scoprire le meraviglie del suo paese, l’amore per le tradizioni, per gli antenati… Un faraone dal cuore antico, capace di gesti teneri e parole forti, un uomo che sa come prendersi cura di chi gli sta accanto.
Abbiamo iniziato un progetto insieme, ma il Covid e una malattia “a sorpresa” hanno complicato le cose.
E così, tra lockdown e chemio, ho deciso di riprendere in mano la mia vita e fare ciò che mi rende davvero felice: tornare in Africa.
Ed eccomi qui, travolta da questa passione, pronta a fare la mia parte per costruire una società più giusta, dove le donne abbiano il posto che meritano.
La mia filosofia? “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Semplice, no?

GLORIA

UN’ANIMA ANTICA, CURIOSA E CREATIVA IN VIAGGIO VERSO SAMARA

Nata a Venezia nel 1972, donna, amante, madre amica, porto con il fascino di una città ricca di storia e mistero. Fin dalla tenera età ho coltivato una profonda sensibilità per le essenze sottili e una connessione speciale con la natura: mia fonte di ispirazione e luogo dove mi sento più in armonia. Amo viaggiare, entrare in contatto con culture diverse. Sono convinta che ogni viaggio sia un’opportunità unica, un percorso interiore di scoperta e stupore, un modo per connettersi con la propria anima scoprire la bellezza che si nasconde in ogni angolo del mondo.

PASSIONI ECLETTICHE E ANIMA CREATIVA
La mia curiosità mi spinge ad esplorare diversi campi. Amo lo studio, la letteratura, lo sport e l’arte in tutte le sue forme. Il trekking in alta quota mi regala emozioni uniche e mi permette di superare i miei limiti. La creatività è un elemento fondamentale della mia vita: mi diverto a creare saponi, creme, unguenti e molto altro, sperimentando con le materie prime e lasciandomi ispirare delle emozioni ancestrali che profumi e texture evocano.

Nella mia vita mi dedico principalmente al benessere degli altri attraverso massaggi medicali e altri tipi di trattamenti. Le mie mani possono percepire il campo aurico e le congestioni, aiutando le persone a ritrovare equilibrio e armonia.

REHAB

L'ARTE SCORRE NELLE MIE VENE FIN DA BAMBINA

Mi chiamo Rehab Taher e l’arte scorre nelle mie vene fin da quando ho scelto di frequentare la facoltà di Belle Arti al Cairo, specializzandomi in fotografia.

Il mio cuore, però, batteva per gli affreschi e i murales, per la magia di dipingere con mosaico e vetro, dando vita a creazioni uniche.
Dopo la laurea, la vita mi ha condotta su un sentiero inaspettato, quello dell’ingegneria delle decorazioni. Per quindici lunghi anni, ho messo da parte la mia vera passione, i colori che danzavano sulla tela, i disegni che prendevano forma sotto le mie mani. Anni in cui sentivo una parte di me sopita, in attesa di risvegliarsi.

Poi, come un vento che cambia direzione, la vita mi ha posto di fronte a scelte importanti, scelte che mi hanno spinto a riprendere in mano il mio destino. Ho ascoltato la voce del mio cuore e ho compiuto un atto di coraggio: ho lasciato un lavoro sicuro per inseguire la vera me stessa.
Così, ho ritrovato la gioia nel Decoupage, un’arte che mi ha rapito l’anima. Ho cercato, studiato, partecipato a workshop online, esplorando anche l’affascinante mondo della resina.
Ora, lavoro con entrambe le tecniche, sentendo che la mia formazione artistica influenza profondamente ogni mia creazione. Forse è proprio questo background, questo studio appassionato, a rendere i miei lavori unici e riconoscibili.

Amo profondamente i miei laboratori artistici: non si tratta solo di insegnare una tecnica, ma di condividere una passione, di vedere la scintilla dell’arte accendersi negli occhi di chi apprende. È un dare e ricevere continuo, un’esperienza che arricchisce sia me che i miei allievi, portandoli a raggiungere livelli che credevo impossibili.

KHOLOUD MUSA

UNA SOGNATRICE CHE COSTRUISCE OPPORTUNITÀ PER GLI ALTRI

Nata in Egitto, un paese ricco di storia e contraddizioni, ho sempre sentito un forte desiderio di fare la differenza. La mia strada è iniziata con l’insegnamento delle lingue, un ponte tra culture che mi ha permesso di entrare in contatto con persone straordinarie.

Ma presto ho capito che il mio impatto poteva essere più grande.

Ho cominciato a lavorare su progetti che promuovono l’educazione e l’indipendenza economica, specialmente per le donne nelle comunità più vulnerabili. Ho fondato un’accademia online, ho creato iniziative per supportare l’imprenditoria femminile e ho preso parte a programmi di sviluppo sostenibile. Ogni progetto è una nuova sfida, ma anche un’opportunità per costruire un futuro migliore.

Credo che l’educazione e l’indipendenza finanziaria siano le chiavi per trasformare le vite. Per questo, ogni giorno, metto il mio cuore in ciò che faccio. Il mio sogno? Un mondo in cui nessuno debba lottare per avere l’opportunità di realizzare il proprio potenziale.

La mia filosofia? “Se non trovi l’opportunità che cerchi, creala.”

RENATA

UNA RINASCITA NEL NOME E NELLA VITA

“Donna resistente” e “nata due volte” (re-nata): il mio nome, Renata, non è un caso.

Sono una donna di 51 anni e nel 2020 una malattia importante mi ha cambiato la vita, dandomi l’opportunità di fermarmi. Prima ero la Renata che lavorava H24 come estetista per 35 anni. Il mio obiettivo non era tanto “far diventare più belle” le donne, quanto farle sentire meglio.

Poi è arrivato lo stop, lungo e necessario, per recuperare le forze: questo mi ha permesso di capire le priorità della mia vita. Probabilmente avevo bisogno di staccare da quel mondo e dedicarmi a tempo pieno alla mia famiglia, soprattutto a mio figlio Gabry che, una volta terminata la scuola, è rimasto a casa con noi genitori perché non ci sono più enti che ti danno una mano. Ogni cosa viene fatta per i piccoli, mentre i ragazzi più grandi passano la maggior parte del tempo a casa con i genitori e quindi nulla è come prima.

Da qui la nuova versione di me stessa: sono felice di aver avuto questa possibilità. Ho trasformato la sofferenza e il tempo dell’attesa in una nuova nascita. Ed ecco spiegato anche il mio nome. Ogni persona, secondo me, non ha un nome a caso e ognuno rispecchia in qualche modo il proprio nome.
In questo viaggio di rinascita sono stata supportata dal mio attuale compagno, che ho conosciuto grazie proprio a Gabry. È una persona molto spirituale, attenta ed empatica. Si sono conosciuti in palestra: un incontro speciale, un dono del destino.

Ora sono felice perché da sette anni Abdoul, che mi è vicino ed è la nostra musa ispiratrice, si prende cura di tutto e di tutti. È lui che praticamente gestisce qui in Senegal il terreno, il progetto e tutto quello che ci gira intorno. Io faccio avanti indietro tra Italia e Senegal insieme a Gabry, che però spesso è rimasto qui insieme a lui.

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